• Sabrina Lowd

Arte e' conforto, soddisfazione e condivisione.

un caffe' con Alessia Masini, intervista di Sabrina lowd

My heart A. _ by Alessia Masini
Quando le parole non bastano, ci rivolgiamo alle arti per riparare e raccontare le nostre storie. In tal modo, troviamo percorsi per il benessere, il recupero e la trasformazione. ---Cathy A. Malchiodi, ATR, LPCC

Oggi ho il piacere di condividere con voi un intervista con Alessia Masini, una pittrice autodidatta, che attraverso la tela ci racconta la sua storia ricca di colori, emozioni e sentimenti.

Come ti sei avvicinata alla pittura?

Da che ho memoria, ho sempre disegnato, colorato, dipinto…Ho sempre cercato i colori in ogni sfera della mia vita.


Cosa rappresenta per te l’arte e la pittura?

Ho sempre percepito l’arte come la rappresentazione di sentimenti universali ed eterni dell’individuo, alla stessa stregua della filosofia e della letteratura e anzi intimamente legati fra loro.

L’arte ha un grande potere sulle persone: ammirazione, emozione, commozione, stupore, calma, tormento sono emozioni che molti di noi hanno provato di fronte a un quadro. La pittura, per me rappresenta la soddisfazione di un bisogno creativo, la concretizzazione di un’idea, semplicemente una mia personale sfida nel copiare un grande pittore.


Mi puoi parlare delle emozioni e sensazioni che emergono quando dipingi? Come ti fa stare?

Mi approccio alla tela bianca con un leggero nervosismo, il pensiero di imbrattarla goffamente mi provoca ansia. Poi prendo i colori a olio e la spatola (tecnica scoperta in questo bizzarro periodo di quarantena), impasto materialmente i colori e inizio a calmarmi. La corposità dei colori mi tranquillizza ed è terapeutico creare un concerto di colori che mi fanno sorridere soddisfatta. Dipingere come lo sport allevia molte delle mie tensioni e mi aiuta a superare momenti di grande dolore.


Brasilian Jiu Jitsu _ by Alessia Masini

Hai creato molti quadri uno più bello dell’altro in questo periodo ma c’è uno che mi ha colpito più degli altri: il Jiu jitsu. Ti va di raccontare com'è nato questo quadro e cosa rappresenta per te?

Dopo aver sperimentato la tecnica della spatola ho provato a rappresentare un altro lato importantissimo della mia vita: il Brasilian Jiu Jitsu. Mi sono avvicinata a questo sport da molto grande, quaranta anni, nel periodo peggiore della mia vita, e da quel momento mi ha dato un supporto emotivo e umano inaspettato e sorprendente. Questo sport ti mette profondamente in contatto con te stessa, con il tuo ego, con le tue paure ma anche con i tuoi pregi e a prendere confidenza con il concetto dell’uscita dalla zona comfort per evolvere. Devo molto a questo sport e sono solo all'inizio

: ho stretto molti legami con persone molto più giovani di me, ai maestri e a tutti coloro che salgono sul tatami per lottare e imparare qualcosa di nuovo. Non conta l’età, appartenenze o altro. Nel mio quadro ci sono i colori delle cinture e due jiujitzeri intenti nella lotta: ho creato movimento con la spatola e il colore e non ho disegnato i volti, perché ognuno può riconoscere se stesso come "guardiero" o come "passatore". Rappresenta un viaggio che sto facendo, e che mi regala sempre un nuovo stimolo, una perenne tensione al miglioramento di me stessa.

Sembra forse ridondante e retorico…ma è così!


Cosa hai scoperto di te in questi mesi che ti sei dedicata alla pittura?

Ho scoperto di essere molto più caparbia di quanto mi aspettassi, che molto spesso è la paura di fallire, di imbrattare la tela a decretare il fallimento, ma come si dice nel bjj: o si vince o si impara.


Chi sono i tuoi maestri? O hai una persona a cui ti ispiri?

Questa domanda è molto profonda: mio marito che ora non c’è più è stato per vent’anni il mio primo “critico d’arte” ed è a lui che penso, come in ogni momento della giornata, ogni volta che inizio a miscelare i colori.

Mi sono ispirata agli impressionisti e alle loro “macchie”, a Jones, a Mucha… ultimamente ad Afremov e mentre copiavo i suoi quadri, ho pensato di inserire me e mio marito: voglio rendere il dolore – colore. Al cambio di una sola lettera, muta completamente uno stato d’animo. Cerco costantemente di trasformare il mio lutto in qualcosa di creativo, di sublimarlo, di inserire Cristiano nei colori più brillanti, corposi che io possa immaginare. Questa quarantena mi ha aiutato a trasporre i miei sentimenti, uscendo dalla mia zona comfort e provando, spatola e perseveranza, a sublimare Cristiano, che mi ha ispirata, sfidata e stimolata per metà della mia vita.

Mi ha dato tanto e soprattutto ci siamo donati due figlie meravigliose che hanno ereditato la prima “supervisione” dei miei lavori, che mi correggono, condividono ed esprimono le loro idee sui quadri e sui colori che scelgo.

Arte è conforto, soddisfazione e condivisione….come la lotta.


Il processo artistico: fare, creare e dare vita a qualcosa usando le proprie mani, può avere un potere di trasformazione benefico. L’uso dell’arte come mezzo terapeutico promuove l’esplorazione di sé ed aiuta a dare voce alle nostre parti più nascoste. Dona la possibilità di elaborare vissuti ed emozioni, esprimere pensieri e può anche aiutare a trovare un significato alle esperienze della vita stessa.


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