• Emanuele Michelangeli

alla ricerca del rapport: la comunicazione efficace di un Arteterapeuta

Aggiornato il: giu 15

La comunicazione verbale e la riformulazione


Parlare è un mezzo per esprimere se stessi agli altri, ascoltare è un mezzo per accogliere gli altri in se stessi. Wen Tzu - libro classico Taoista

Buon pomeriggio a tutti, oggi ho il piacere di condividere con voi un argomento che mi sta molto a cuore, la comunicazione in un processo di Mediazione Artistica. Un buon Arteterapeuta può anche non avere doti artistiche eccellenti, anzi questo è assolutamente irrilevante ai fini della professione, allo stesso tempo, non può prescindere dal conoscere alcune dinamiche fondamentali della comunicazione che lo metteranno in relazione con i suoi clienti, pazienti, utenti ecc.


E' idea comune considerare un buon comunicatore come colui che ha un ottima proprietà di linguaggio e una fluente parlantina, in realtà mi piace affermare proprio il contrario: chi è attento alle dinamiche della comunicazione è colui che sa prestare ascolto.

Ideogramma cinese della parola "Ascolto"

Per ascolto si intente quel concetto descritto nella cultura asiatica attraverso un ideogramma che rappresenta le orecchie, quindi tutto quello che captiamo attraverso l'udito, gli occhi, tutto quello che osserviamo con la vista, l'attenzione unitaria cioè il focus che scegliamo di mettere unicamente sulla persona che stiamo ascoltando e il cuore cioè l'accettazione incondizionata e l'ascolto non giudicante.


Prestare ascolto, e comunicare questa presenza, per un Arteterapeuta è fondamentale: l'obbiettivo della relazione è sempre quello di creare il "rapport" che non è altro che un terreno fertile su cui costruire la relazione d'aiuto. Come si fa? Il mondo della comunicazione ha delle sfumature enormi, è caratterizzata da mille colori e grazie a questi articoli mi piacerebbe farvi assaporare queste dinamiche. Ho deciso dunque di realizzare dei contenuti intitolati "alla ricerca del rapport" con l'obbiettivo di fare un po' di luce sulla tematica.


Per cominciare inizierei analizzando la comunicazione verbale. Se è vero, come è vero, che il 93% della nostra comunicazione si manifesta ed agisce attraverso il non verbale, è altrettanto vero che la componente verbale ha una risonanza fondamentale. Per quanto riguarda la comunicazione verbale oggi ho deciso di parlarvi di una tecnica basilare per un professionista della relazione d'aiuto e quindi anche di un Arteterapeuta: La riformulazione.


La riformulazione, si basa su un' aspetto tanto semplice quanto delicato, in pratica l'obbiettivo è quello di restituire al proprio interlocutore il concetto che ha espresso cambiandone la forma, lo scopo è quello di accompagnare la persona che ci sta esponendo una questione ad approfondire, cercando di far leva su i punti meno chiari, come se fossimo gli accordatori di un pianoforte che suona alcune note stonate. Immaginiamo, per un attimo, di trovarci in una stanza di fronte ad un nostro caro collega ed amico che, dopo aver avuto l'ennesima litigata con il capo, si rivolge a noi dicendo: "Basta, sono stufo, anche questa volta ha dato un'occhiata al volo al progetto e me l 'ha bocciato, dopo tutte la fatiche che ho fatto, la situazione sta diventando insostenibile".


A questo punto, oltre ad essere in empatia con lui ed immaginare il suo vissuto come se fosse il nostro (attenzione: ho detto come se, ricordatevi che non è il nostro), potremmo intervenire optando diverse modalità di riformulazione.


L'approccio classico prevede qualcosa di simile :" Mi sembra di capire che non sostieni più questa situazione e mi stai dicendo che, anche questa volta, il tuo progetto non ha avuto le attenzioni che ti aspettavi" e poi magari possiamo aggiungere: "cosa di questa situazione è insostenibile?". Come avete notato la domanda chiede all'interlocutore di essere più specifico in qualcosa che ci sta presentando in modo generico. Oppure una versione più snella e anche meno impegnativa, sopratutto per chi è alle prime armi, è la cosiddetta riformulazione ad eco: si basa sul principio di restituire all'interlocutore l'ultima parola (per quello è chiamata "eco") o la parola che vi sembra meno chiara, più generica (ricordate la metafora con l'accordatore di pianoforti?). Nell'esempio del collega sopra citato, verrebbe qualcosa di simile : "Insostenibile?". Anche con una riformulazione ad eco al punto giusto e nel momento giusto, senza fare il pappagallo sia chiaro, il discorso può essere approfondito ed entrare in quel nucleo caldo dove si nascondono i bisogni della persona. Possiamo immaginare, ma questa è una fantasia che ci confermerà eventualmente il nostro interlocutore, che lui o lei siano frustrati da questa situazione e che questa sensazione di insostenibilità si agganci a dei bisogni più o meno celati alla consapevolezza. La riformulazione è un ottima tecnica per scoprirli insieme.


In conclusione la riformulazione è uno strumento di ascolto attivo, quell'ascolto appunto empatico, accogliente, non giudicante che non si lascia influenzare dal vissuto personale di chi ascolta, ma cerca di entrare nel mondo dell'interlocutore standone al fianco.


Ci sentiamo presto con un altro contenuto dedicato alla ricerca del rapport.

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