Ai tempi in cui il sugo scorreva nelle vene

Storia d’amore vero tra Arteterapia e Cucina: Di Christian Giardina

Spaccatelle dai sapori siciliani_ By Christian Giardina

In piena emergenza Covid-19, ricordo che un giorno mi venne una voglia improvvisa, quasi sfrenata, di preparare un’ottima pizza fatta in casa. Non avevo il lievito, e sebbene fossi consapevole che fare un salto al supermercato era diventata cosa tutt’altro che semplice, decisi di adottare tutte le precauzioni necessarie ed andare. La voglia di pizza, come v’ho detto, s’era fatta matta. Al supermercato, tuttavia, non c’era traccia di lievito: finite le scorte, scaffale vuoto, “mi spiace, signore. Torni tra qualche giorno”.

Tralasciando il fatto che, alla fine, la mia voglia di pizza l’ho appagata lo stesso – la legge dell’Attrazione funziona talmente bene che, raspando il fondo del congelatore, un pezzetto di lievito congelato era magicamente saltato fuori – ciò che più mi ha stupito è stato constatare che una grandissima parte degli italiani in quarantena s’era data alla cucina. Bastava dare uno sguardo alle notizie in Tv, o a quelle sui social, per rendersi conto che questo meraviglioso popolo stava fronteggiando un duro lockdown a suon di pentole e padelle. Questo spiega, almeno in parte, le lunghe code al supermercato e la mancanza di generi alimentari di più largo consumo (farine e lievito in primis). Che gli italiani abbiano l’arte nel sangue, questo è indiscusso: secoli di storia ce lo raccontano nei minimi particolari. Ma ciò che ha stimolato la mia riflessione è l’aver constatato che molto spesso, in situazioni di stress (spesso accompagnate da ansia), siamo capaci di sperimentare gli effetti terapeutici di un’azione semplice, quale quella di cucinare un piatto di pasta, senza esserne consapevoli. È un po' come dire: in tempi bui, e rintanato in casa, mi ancoro alla mia comfort zone e corro in cucina, per fare qualcosa che mi rassicura e mi consola. La riorganizzazione della vita quotidiana adesso ha luogo nella stanza dove provvedo al sostentamento di me stesso e dei miei cari. È il nucleo caldo, dotato di fornelli. Non sono serviti i suggerimenti o le raccomandazioni di esperti nel campo: trascorrervi del tempo a cucinare il piatto preferito è stata, per gli italiani, una delle principali risorse alle quali attingere tout court, spontaneamente...direi quasi per natura. In questo infausto periodo di emergenza sanitaria, dunque, i dati fenomenologici hanno parlato chiaro: in condizioni di stress piuttosto elevato, l’essere umano sano si affida alle proprie strategie di coping per adattarsi ad una situazione problematica a livello emotivo ed interpersonale, in modo da gestire, o quantomeno tollerare, lo stress e il conflitto che ne derivano. Gli italiani sani l’hanno fatto sperimentandosi in cucina, e questo è sotto gli occhi di tutti.

Pensateci bene: nella vita di tutti i giorni, quando non siamo costretti a fronteggiare una pandemia, spesso programmiamo i pasti della settimana seguendo una precisa tabella di marcia, a causa della mancanza di tempo da dedicare alla cucina. C’è da andare al lavoro, ci sono gli impegni, c’è la routine che scandisce i minuti. Se salta una tappa, la preparazione del pranzo diventa più ardua di una passeggiata a Mordor per gettare l’anello dentro la bocca del vulcano. Se manca un ingrediente, apriti cielo: ma c’è una soluzione, che prende il nome di creatività. Forse il piatto non sarà esattamente come ce l’avevamo in mente, e qualcosina va aggiustata la prossima volta, ma l’aver sperimentato nuove combinazioni di sapori rappresenta quel ritorno al gioco che nutre la nostra anima in maniera efficacissima. Se solo scegliessimo di prenderci il tempo necessario, avremmo la possibilità di nutrire corpo e mente in un colpo solo. Quello che era un odioso contrattempo, dunque, lo avremmo trasformato in opportunità: usando immaginazione, fantasia e ingegno, la preparazione di qualcosa che avevamo programmato in un certo modo può trasformarsi nell'indimenticabile esperienza di qualcosa di nuovo. Si scoprono così tante di quelle risorse legate alla creatività che se ce l ‘avessero detto prima non c’avremmo creduto. Per non parlare dell’enorme contributo che daremmo allo sviluppo della nostra autostima, alle nostre capacità di problem solving, alla nostra capacità di interagire con il tempo, risorsa tanto preziosa quanto sottostimata. In cucina, si sa, non si può averlo come nemico: ci sono alimenti che cuociono quel tanto, e il minuto più o il minuto meno producono, giocoforza, degli effetti. Imparare a dare il giusto valore al tempo ci stimola a gestire questa risorsa in maniera produttiva e consapevole, a beneficio dei risultati delle nostre opere in cucina, della nostra salute nel fisico e nella mente, del nostro rapporto con noi stessi e, parallelamente, delle relazioni con gli altri. Infine, sperimentarsi in cucina con creatività produce effetti a livello di tutti i canali sensoriali. Non solo il gusto viene stimolato: faremo affidamento sulla vista (“occhio a non bruciare la cipolla”!), sull'udito (una cipolla che brucia in padella fa il suo rumore!), sull'olfatto (immagino sappiate già da quali afrori verrete avvolti, quando una cipolla triste arde in padella) e sul tatto (per gettare tutto quanto nel secchio dell’umido, servono le mani. È inevitabile). Per produrre qualcosa di buono in cucina, con creatività, serve l’integrazione di tutti i sensi, assieme alla capacità di rimanere concentrati sul presente

Qui e ora: rendersi consapevoli di dove si è, di cosa si sta facendo, di come ci si sente, di quali sensazioni è pervaso il corpo mentre mescoliamo lentamente la zuppa di fagioli e cotiche sul fuoco. Un altro vantaggio di cucinare in maniera creativa sono gli effetti che questa attività produce all'interno di un gruppo: chi è abituato a regnare in cucina da solo, troverà sorprendente e piuttosto gratificante il dividersi il lavoro con altri. Compiere in gruppo gli stessi gesti che, di norma, si compie da soli può stimolarci ad apprendere le modalità più efficaci per eseguire il lavoro facendo affidamento sull'altro. Si può, per esempio, imparare a fare qualcosa di diverso dall'impartire un ordine: “taglia le carote a cubetti piccoli come t’ha insegnato mamma, mi raccomando” potrebbe trasformarsi in “facciamolo insieme, e comunque vada sarà un successo. Perché l’abbiamo fatto insieme”.



Da arteterapeuta e grande appassionato di cucina quale sono, trovo innumerevoli spunti di riflessione nel connubio Arte-Cucina, e da essi derivano altrettanti stimoli a sperimentarne gli indubbi effetti terapeutici. Profondamente convinto del fatto che sperimentarsi in un processo creativo che abbia come medium artistico il cibo può avere effetti sorprendenti sul corpo e sulla mente, ho ideato da poco un laboratorio che stimola i partecipanti a “rappresentarsi” con la preparazione di un piatto. L’opportunità di contattare le proprie emozioni parte dalla semplice scelta degli ingredienti che costituiranno la ricetta, che raggiungerà il culmine della sua efficacia col processo creativo, durante il quale i partecipanti potranno utilizzare tutti i canali sensoriali per produrre il piatto. Il consiglio sarà quello di cucinare “con la pancia”, lasciando per quanto possibile sullo sfondo quanto elaborato a livello cognitivo. Gli effetti terapeutici del processo saranno stimolati alla fine dell’esperienza, quando inviterò ogni partecipante a “narrarsi” sulla base delle emozioni che lo hanno accompagnato durante la preparazione della vivanda.

Non sono pochi, dopotutto, i punti di forza sui quali un arteterapeuta che utilizza la cucina creativa come strumento può far leva. Tra questi, mi preme sottolinearne uno, il più evidente: la cucina è un’arte che non impone limiti di età. È a disposizione tanto dei bambini quanto degli adulti. E, soprattutto, affonda le radici all'interno della cultura di un popolo che l’Arte culinaria ce l’ha nel DNA, a scorrere come fa il sangue nelle vene. Perché in materia di “buona cucina”, nel mondo non credo siamo secondi a nessuno.


Christian Giardina.

Counselor relazionale, Arteterapeuta

Mail: giardinaceb@gmail.com

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